Cartomanti italiane al telefono per chi vive in Svizzera

La cartomanzia è una delle branche dell’esoterismo moderno, ed è tra le più utilizzate dalla popolazione. Si tratta di una pratica esoterica il cui unico scopo è quello di aiutare le persone a risolvere i propri problemi di vita. La pratica della cartomanzia fonda le proprie basi sul talento delle persone che riescono a leggere i segni del destino attraverso i simboli delle carte, e che, pertanto, sono in grado di suggerire alla persona il modo in cui questa dovrebbe comportarsi.

Certamente, come ogni pratica mistica, la cartomanzia potrebbe essere vista con molti pregiudizi di sorta. Tuttavia, spesso basta molto poco per convincersi della sua reale funzionalità. Le cartomanti sono, in genere, delle donne dotate del particolare talento di poter leggere le varie situazioni di vita. Questo dono viene usato per aiutare i clienti. Si tratta di persone con capacità sensoriali al di fuori dal comune e per capire le loro reali potenzialità nella lettura delle carte si può prendere in considerazione l’idea di far loro una domanda a proposito del passato.

Cartomanzia Svizzera 24 ore su 24, con cartomanti professionisti

cartomanzia svizzeraAlcune delle cartomanti potrebbero dare delle risposte molto astratte in relazione alla domanda fatta. Questo per via del fatto che alcune volte i simboli dei tarocchi non sono molto chiari da interpretare e potrebbero dar vita a un po’ di confusione (che viene meno nella lettura delle cartomanti esperte).

Oltre ai classici servizi di cartomanzia 899 dal vivo, ultimamente sono nate delle numerazioni dedicate agli italiani in Svizzera, che permettono di parlare con sensitive serie e professionali in qualsiasi momento della giornata.

Nella maggior parte dei casi, però, vengono date risposte molto chiare e preciso su temi riguardanti la carriera, il lavoro, lo studio, la famiglia oppure la vita in generale. In questo modo tutti i segreti, anche quelli più nascosti, verranno certamente a galla e nulla sarà più nascosto dinnanzi agi occhi del cliente di una cartomante. In questo modo, avendo le risposte chiare alle proprie domande, sarà più facile orientarsi tra i vari problemi della vita e superare meglio gli ostacoli che essa pone dinnanzi alle persone. Non esistono limiti alla reale capacità di una talentuosa cartomante nel potere interpretare i simboli del passato, presente o futuro. Tuttavia, come per ogni servizio che si rispetti, il talento delle cartomanti, messo a disposizione degli utenti, ha un costo variabile in relazione all’esperienza della cartomante stessa. Inoltre, qualora si svolgesse questa pratica per via telefonica, si dovrebbe pagare anche il costo relativo alle spese della linea del telefono.

Nella maggior parte dei casi le cartomanti possono essere chiamate sia da cellulare che da telefono fisso. Via telefono si possono ottenere solo dei piccoli consulti sulle varie situazioni della propria vita, oppure lavorare con la cartomante per avere un quadro più completo delle proprie esigenze e di tutto quello che interessa i clienti. Viene spesso garantita la privacy totale, nonché l’anonimità. Per trovare il numero di telefono delle cartomanti e rivolgersi a loro in cerca di aiuto è possibile utilizzando il web.

Esistono comunque diversi servizi simili e sia i prezzi che le cartomanti sono molto diversi. Molti clienti hanno delle proprie cartomanti di fiducia a cui si rivolgono in casi di necessità e con il tempo, man-mano che si vedono i risultati della cartomanzia nella vita pratica, si tende a usufruire dei servizi delle cartomanti sempre di più. Le veggenti, che mettono a disposizione dei clienti il proprio talento, sono spesso ben disposte ad aiutare le persone che le chiamano.

Consulti a basso costo di cartomanzia con carta di credito

La cartomanzia con carta di credito basso costo rappresenta quel tipo di servizio sul quale, una persona, sarà in grado di poter fare affidamento a mani basse, senza che vi possano essere delle conseguenze negative, ottenendo il miglior tipo di vantaggio possibile.

cartomanti carta di creditoLa cartomanzia a bassissimo prezzo con la carta di credito risulta essere quel tipo di servizio che migliora, in maniera unica, ogni tipologia di situazione e nel complesso la vita di una persona.
Questo per il semplice fatto che, tale tipologia di offerta proposta da 899, è in grado di mettere in risalto la professionalità dei diversi cartomanti che offrono appunto questo particolare servizio, il quale sarà in grado di poter essere sfruttato in ogni momento della giornata, senza che vi possano essere delle problematiche di ogni genere.

Sarà molto piacevole notare come, tale tipologia di servizio, garantisce il massimo livello di soddisfazione dato che, i cartomanti, risultano essere professionali al cento per cento, cosa che troppo spesso è impossibile poter constatare in altre tipologie di servizi stessi.
Sarà quindi possibile parlare di una vasta serie di argomenti, come ad esempio delle situazioni che risultano essere in grado di garantire, ad una persona, la possibilità di poter riuscire ad ottenere il miglior tipo di soluzione per un’eventuale problematica.

Sarà possibile affrontare tutti quegli argomenti che riguardano appunto l’affetto: questa sfera viene affrontata con grande attenzione da parte di un cartomante della cartomanzia con carta di credito basso costo di 899, che potrà quindi offrire quel tipo di soluzione che risulta essere in grado di risolvere quel particolare problema.
Si potrà inoltre notare come, questo particolare servizio, sarà attivo al cento per cento ed in grado di garantire un livello di professionalità che risulta essere unico.
I cartomanti sono attivi tutto il giorno a tutte le ore del giorno e durante l’intero arco settimanale.

Bisogna mettere in risalto come, per poter riuscire a capire che questo servizio risulta essere perfetto, è possibile considerare il fatto che, il suddetto, permette di poter essere sfruttato anche dai numeri mobili.
Basterà effettuare una sola e semplice ricarica, dell’importo che meglio riesce a rispondere alle soddisfazioni di una persona, ed ecco che sarà possibile poter riuscire ad ottenere il miglior tipo di risposta in lasso di tempo immediato, senza lunghe attese.
Si potranno quindi ottenere diversi vantaggi pagando una somma di denaro che risulta essere abbastanza ridotta, cosa che non si deve sottovalutare e che riesce a garantire il miglior tipo di soddisfazione possibile.

Di conseguenza si potranno ottenere tanti pregi ed un livello di soddisfazione unica sotto ogni punto di vista.
Con la cartomanzia con carta di credito basso costo 899 sarà possibile poter riuscire a risolvere ogni tipo di problema e affrontare la vita con spirito per davvero migliore.

Cartomanti dal vivo al cellulare, smartphone o tablet

La cartomanzia a basso prezzo da cellulare risulta essere una buona opportunità che viene offerta dal gruppo di 899, il quale permette di poter riuscire ad ottenere diversi vantaggi in maniera rapida e veloce.

cartomanzia smartphoneNell’epoca del digitale, rappresentato da smartphone e tablet sempre più diffusi e sempre più tecnologici, è possibile poter ottenere diversi vantaggi che risultano essere in grado di offrire delle sensazioni che risultano essere in grado di lasciare a bocca aperta una persona.

Bisogna mettere in risalto come, questo particolare tipo di sensazione, potrà essere sentito nel momento in cui si decide di sfruttare al massimo la cartomanzia a basso prezzo dal cellulare.
Tale tipologia di sensazione risulta essere immensa, cosa che non bisogna sottovalutare visto che, tale tipologia di servizio, riesce a rispondere in maniera perfetta alle proprie esigenze.
Bisogna mettere anche in chiaro il fatto che, hcartomanziaabassocostocellulare.com, ha deciso di curare ogni aspetto del suddetto tipo di servizio, cosa che riesce a soddisfare al cento per cento tutte le varie tipologie di persone che vogliono riuscire ad ottenere una grande risposta relativa al proprio futuro.

I cartomanti risultano essere professionali ed attenti nella realizzazione del suddetto servizio, cosa che non bisogna sottovalutare.

Sarà infatti possibile poter riuscire ad ottenere una sensazione di soddisfazione unica visto che, in pochissimi tempo, sarà possibile poter riuscire a risolvere diverse tipologie di problematiche che potrebbero essere presenti nella propria vita.

Bisogna mettere in risalto il fatto che, in brevissimo tempo, sarà possibile poter riuscire ad ottenere il miglior tipo di risposta possibile, senza che vi possano essere delle conseguenze negative.
Sarà infatti possibile poter riuscire a risparmiare tantissimo denaro grazie a tale tipologia di servizio, visto che si parla di un prezzo che risulta essere per davvero molto basso.
Sarà possibile evitare quindi di effettuare tantissime ricariche al cellulare che vengono a costare troppo, cosa che sicuramente risulta essere tutt’altro che piacevole.

Inoltre è possibile notare come, per il grande tipo di vantaggi che si possono ottenere, il costo sarà maggiormente sostenuto con piacere, cosa che non bisogna mettere in secondo piano, visto che complessivamente, sarà possibile ottenere delle ottime tipologie di risposte che risultano essere veramente uniche e che riguardano diversi argomenti come amore e amicizia.

Un cliente potrà essere in grado di poter riuscire ad ottenere il miglior tipo di piacere possibile visto che, l’esperienza dell’esperto cartomante, potrà essere in grado di parlare in maniera diretta senza che vi possano essere problemi, mettendo a suo agio il cliente stesso, che potrà quindi riuscire a risolvere tante particolari situazioni che potranno essere veramente affrontate nel migliore dei modi e senza errori, grazie a 899 ed ai suoi cartomanti.

Tarocchi dal vivo e a basso costo: ora è possibile

Se si è alla ricerca di un numero che risulti essere preciso e perfetto e che offra la concreta possibilità di poter riuscire a parlare solo ed esclusivamente con degli esperti sensitivi, allora la soluzione ideale risulta essere rappresentata da parte dei tarocchi a basso costo offerti dal gruppo di 899.

Attenzione e precisione: sono questi i diversi tipi di caratteristiche che contraddistinguono il grande ed unico servizio dei tarocchi a basso costo 899, che a discapito del nome, non possiede alcun tipo di aspetto che potrà essere definito come basso, se non appunto quello del prezzo che si deve sostenere al minuto per parlare con un esperto.
Risulta essere possibile poter notare come, il suddetto servizio, risulta essere caratterizzato da uno dei prezzi maggiormente bassi presenti sul mercato, cosa che non bisogna assolutamente sottovalutare e che garantisce quel livello di soddisfazione unico che potrà essere per davvero toccato con mano.
Se in passato si parlava di servizi il cui costo risultava essere troppo elevato, oggi con 899 sarà possibile poter parlare con degli esperti ed ottenere un tipo di risparmio economico che non deve essere per nessun motivo sottovalutato.

carte dei tarocchiSarà infatti possibile poter riuscire a parlare con delle figure che risultano essere preparate nella lettura dei tarocchi e contattare dei sensitivi che riescono ad analizzare, in una maniera tanto semplice quanto corretta, quello che risulta essere il proprio futuro.
Nessuna paura quindi per quanto riguarda alcuni argomenti, visto che la sensitiva dei tarocchi a basso costo di 899 riesce ad affrontare ogni tipologia di argomento col sorriso sul volto e con la massima serietà, caratteristiche che non devono assolutamente mancare.

Sarà infatti assai piacevole poter riuscire a parlare con una persona che evita di mettere a disagio il suo cliente e che, al contrario, cerca di andargli incontro e soprattutto di offrirgli il massimo livello di precisione per quanto riguarda la telefonata e la discussione stessa e la risoluzione di alcuni problemi legati a denaro e amicizia ed a tantissimi altri tipi di aspetti della vita di una persona.

Sarà inoltre possibile notare come, quando si sfrutta il servizio di 899 tarocchi a basso costo, sarà possibile parlare fin da subito con un’esperta sensitiva.
Non ci sono dei dischi registrati che risultano essere tutt’altro che piacevoli da adoperare ma, al contrario, si avrà la concreta possibilità di poter far analizzare il proprio futuro senza che vi possano essere degli elementi che possono creare delle problematiche ad una persona, come appunto il denaro speso ascoltando la semplice musica d’attesa.

Tutte queste situazioni anomale possono essere definite come concluse e dimenticate dato che, in pochissimo tempo, sarà per davvero possibile poter essere in grado di affrontare tantissimi argomenti con la sensitiva del servizio di 899, che riesce a rispondere, in maniera rapida e concreta, ad ogni tipologia di argomento che viene proposto da parte del cliente, cosa che renderà la conversazione piacevole come non mai.

I mouse da gaming di Razer: performance elevate e qualità stellare

Nel mondo dei gamers e degli appassionati di videogiochi, il marchio Razer non ha bisogno di presentazioni. Da sempre i mouse da gaming prodotti da Razer sono ritenuti fra i migliori e più performanti, sviluppati e realizzati appositamente per chi si aspetta il massimo dall’attività videoludica e prende i videogiochi molto sul serio.

I mouse da gioco della Razer appartengono a una categoria di ‘gaming mice’ altamente specializzati; nonostante il marchio sia relativamente giovane (la Razer viene fondata nel 2005 in California), nel giro di un decennio Razer è diventato sinonimo, a livello internazionale, di altissime prestazioni di gioco unite a praticità, ergonomia e caratteristiche tecniche all’avanguardia.

mouse razer da gamingUno degli aspetti che sicuramente hanno fatto più apprezzare i mouse da gioco della Razer ai gamers di tutto il mondo è la particolare cura che il brand riserva a ogni aspetto della creazione e dello sviluppo. La scelta dei materiali e del design è frutto di una ricerca mirata per consentire ai giocatori di utilizzare i mouse Razer anche per lunghe sessioni senza stancare le articolazioni, con praticità e maneggevolezza. La parola d’ordine acquistando un mouse Razer è sicuramente ergonomia; gli sviluppatori e i progettisti stessi infatti sono gamers esperti e sanno perfettamente quali sono le necessità per dei mouse da gioco di livello superiore.

Un mouse per giocare prodotto dalla Razer è studiato per adattarsi con estrema facilità e immediatezza a qualunque giocatore, indipendentemente dalle dimensioni della mano o dall’impugnatura. Inoltre, i vari modelli sono disponibili nelle varianti per mancini, destrorsi oppure ambidestri, garantendo una qualità di gioco che non ha precedenti e che ha contribuito a far conoscere e apprezzare il marchio Razer su scala internazionale. Basta un’occhiata ai diversi modelli di mouse per accorgersi immediatamente che quelli prodotti dalla Razer sono strumenti di precisione, studiati e progettati a tavolino fin dalla forma e, naturalmente, dall’insieme delle parti.

Ma la ricerca di mouse sempre più precisi e potenti per gli appassionati di videogiochi non si ferma qui; la Razer ha infatti sviluppato importanti innovazioni nei suoi mouse che vanno al di là della semplici specifiche di struttura. Ad esempio, negli avveniristici modelli Naga Chroma e Naga Epic Chroma viene utilizzato il pollice del giocatore per avere accesso a una griglia di dodici comandi opzionali che si sostituiscono, di fatto, ai comandi da tastiera, per un’immersione videoludica sempre più diretta.

Anche la fluidità dei movimenti e del sistema di puntamento è un requisito fondamentale quando si sceglie un mouse da gaming; la Razer ha sempre curato con grande attenzione questo aspetto grazie alla tecnologia Synapse, che permette di calibrare al meglio il mouse scegliendo fra una vasta serie di preset. Questi ultimi comprendono aspetti come distanza, velocità e raggio d’azione, e combinati agli appositi tappetini da gioco della Razier consentono di personalizzare al massimo le specifiche di gioco del mouse, adattandolo perfettamente al giocatore che lo impugna per agevolarne i movimenti e garantire così ore di intrattenimento davanti al computer, allo schermo TV o alla console.

Inoltre la Razer è conosciuta e apprezzata per le serie ‘brandizzate’ di mouse dedicati alle serie preferite dai giocatori, come StarCraft e, più di recente, TRON Legacy. Con i materiai di altissima qualità, il design ricercato e le specifiche tecniche e di puntamento sempre più all’avanguardia, non sorprende che mouse di casa Razer, come l’Abyssus e il Deathadder, siano i più diffusi e amati dai gamers.

Cartomanzia al telefono: chiami un 899 e parli con sensitive dal vivo

Un valido aiuto in tantissime situazioni

Succede molto frequentemente di imbattersi in situazioni molto ostiche da affrontare, dove apparentemente non ci sono vie di uscita e la soluzione del problema non si riesce a trovare.
In questi casi può essere estremamente utile un approccio alternativo, che può rivelare delle sfaccettature che una normale ottica non può evidenziare a sufficienza, è il mondo della cartomanzia, dell’esoterismo, dei tarocchi.

Questa antichissima e consolidata pratica di consultazione e predizione del futuro può essere di conforto e supporto in svariate casistiche di difficoltosa risoluzione, quando i comuni metodi di approccio si rivelano poco efficaci o si sente il bisogno di qualcosa di diverso, di una risposta alternativa.

La cartomanzia offre sostanzialmente questo, una visione defilata e propositiva per poter essere di ausilio e di sostegno in delicati problemi, di svariata natura, come problemi di affetti, amicizie, finanziari, lavorativi, il mondo dei tarocchi offre un’interpretazione marcatamente diversificata da quello che comunemente si percepisce.

Un supporto disponibile in un attimo

Spesso questi dubbi sorgono all’improvviso, e sembra quasi che un gigantesco e minaccioso iceberg si presenta in rotta di inevitabile collisione, e non si sappia assolutamente che pesci pigliare.
Un aiuto in questo caso si rivelerebbe indispensabile, e quale miglior ausilio se non quello di una consultazione rapida, efficace, professionale, immediata, di un innovativo servizio di cartomanzia al telefono con cartomanti dal vivo?

Accedere istantaneamente ai prestigiosi ed efficientissimi siti di cartomanzia telefonica seria, contraddistinti dalla caratteristica numerazione 899, è certamente un sistema validissimo, messo finalmente a disposizione della clientela per essere di effettivo conforto in tante diatribe della vita moderna.
Con una semplice telefonata si accede ad un selezionato servizio di assistenza, fornito da professioniste cartomanti in grado di interpretare con grande maestria le indicazioni che i tarocchi comunicano al loro occhio allenato ed attento.

E’ importante sottolineare come questo incredibile servizio di consultazione sia rigorosamente dal vivo, senza nessun tipo di snervante attesa, le cartomanti sono realmente presenti e disponibili ad ascoltare le vicissitudini della gradita clientela in ogni momento della giornata, tutti i giorni, festivi compresi, l’utilizzatore del servizio non viene mai lasciato solo, in balia dei suoi inquietanti problemi.

Con la loro proverbiale e stimata consulenza, le cartomanti dei numeri 899 possono rivelarsi una via di uscita insperata a situazioni che si presentano come irrisolvibili, e consultare queste esperte dell’esoterismo costa molto poco, le tariffe applicate a questi efficienti servizi sono molto contenute, alla portata di qualsiasi utenza, ma quello che possono apportare, a volte, si può rivelare di impagabile ausilio.

Il televisore full HD LG 49UF680V rimane uno dei più venduti

lg-49uf680vLG 49UF680V è un modello di tv uscito nel 2015, che rimane tutt’ora uno dei più venduti, esteticamente questo modello prodotto dalla LG si presenta snello e slanciato, la cornice interno allo schermo è molto sottile.

Ed è proprio per questi particolari che risulta essere abbastanza elegante come dispositivo elettronico, adatto per ogni tipo di salotto o stanza. Lo schermo è da 49 pollici e sfrutta la moderna tecnologia del 4k, e risulta essere perfetta per la visione di film o per qualsiasi altra attività dal momento che le immagini riprodotte saranno molto più nitide rispetto a quelle riprodotte da una tv full HD, a prescindere dalla distanza. Sovente in molte tv si nota una perdita di qualità dell’immagine se ci si avvicina molto, ma in questo caso questo difetto non è presente, inoltre anche i colori sono decisamente più reali. Da citare anche la possibilità offerta dalla LG per personalizzare le impostazioni sonore , potendo scegliere tra 6 diversi profili audio tra cui lo standard, modalità cinema, modalità sport e la modalità game. Il tv di LG inoltre è equipaggiato con il Ultra Surround che vi permetterò di usufruire di una qualità molto alta, riproducendo il suono in maniera pulita, cosa che migliorerà senz’altro l’utilizzo che farete di questa tv.

Un televisore ad alta definizione tuttofare

Ognuna garantisce una esperienza di ascolto diversa e adatta alle vostre esigenze. La LG offre ai suoi clienti anche la possibilità di registrare i programmi tv attraverso una funzione chiamata DVR. Per usufruire di questa particolare capacità della tv è necessaria la presenza di un hard drive esterno collegato alla televisione stessa. la tv LG 49UF680V inoltre usufruisce anche delle funzionalità offerte dal WebOS 2.0, sviluppato dalla Hp e poi venduto alla LG. Ad esempio sarà possibile selezionare se guardare la programmazione televisiva fornita in onda o se seguire quella personalizzata da voi. Inoltre vi sarà data la possibilità di condividere diversi file multimediali attraverso la piattaforma Smartshare.

In questo modo avrete la possibilità di visionare i vostri dati da un qualsiasi dispositivo come tablet o smartphone connesso alla tv. Inoltre è possibile usufruire anche di diverse uscite. 1 presa Usb 2.0 che può essere utilizzata per connettere qualsiasi dispositivo di archiviazione esterno, 1 uscita Lan per poter connettere alla rete la tv di LG, 2 prese HDMI, 1 presa Scart e diverse uscite audio. Quindi in generale si può dire che questa televisione sia un buon prodotto, molto facile da utilizzare, con moltissime funzionalità comode, capace di riprodurre le immagini a schermo con una qualità fuori dal comune. Nonostante la sua età (voglio ricordarvi che questo particolare modello è uscito nel 2015) si rivela un ottimo acquisto per tutte quelle persone che vogliono comprare un televisore di qualità senza dover spendere grandissime somme di denaro, infatti il prezzo si aggira intorno ai 500 / 600 euro. Naturalmente il prezzo varia in base a seconda del rivenditore selezionato, ma nonostante questo è abbastanza buono data la qualità del prodotto.

Storia del fascismo

Nelle precedenti puntate, abbiamo messo a fuoco le premesse politiche, sociali ed economiche del regime, quelle che potremmo definire le “cause remote” che, nel lungo periodo, favoriranno il consolidamento del fascismo come Stato-Regime. Prima, però, di questo “matrimonio” con il quale le sorti dell’Italia resteranno legate al fascismo per un buon ventennio, e che fu “siglato” per così dire nel sangue passando attraverso alcuni momenti tragici (come il Delitto Matteotti e come gli attentati al Duce tra il 1925 e il 1926), ci fu tra Italiani e fascismo una fase di “fidanzamento” dall’andamento incerto ed altalenante.

Se nell’Italia di allora molti tra i politici borghesi si aspettavano uno “sbocco autoritario” della crisi del “biennio rosso” e del dopoguerra (alla Crispi o alla Pelloux), pochi avrebbero potuto prevedere che all’autoritarismo l’Italia sarebbe sì arrivata, ma con quella esperienza anomala che fu il fascismo. La frustrazione nazionalista non sarebbe stata sufficiente a Mussolini per ottenere consensi: come vedremo ancora nelle prossime puntate, il fascismo ebbe la meglio perché “conciliò” in un equilibrio ambiguo e instabile le istanze di conservazione con le spinte comunque “progressive” dei ceti medi che avevano fatto la guerra e non accettavano i vecchi quadri politico-sociali giolittiani (Gramsci se ne accorgerà quando nel 1926 al Congresso di Lione riconoscerà nel fascismo anche i caratteri di”movimento sociale”, oltreché di reazione).

Questo fu indubbiamente il “valore aggiunto” del fascismo che riuscì a catturare nel tempo a suo favore la forza avversaria (comunismo), deviata dall’obiettivo, in non debole analogia con la strategia nazista di conquista del potere così ben descritta da Ernst Nolte. Se questo comunque è sicuramente alla base del carattere duraturo e stabile del “matrimonio” ventennale tra Italia e fascismo, nella fase di “fidanzamento” (che potremmo dire iniziare tra il 1921 e le elezioni politiche del 06 aprile 1924) la leva decisiva del successo politico del futuro Duce fu indubbiamente l’alleanza con i conservatori moderati. Alleanza difficile, se non impossibile, sulla carta, per un politico che non aveva mai nascosto le sue origini socialiste e la propensione alla jacquerie; ma che a Mussolini riuscì non solo per la sua indubbia capacità di “mimesi” politica, ma anche per la sua cinica e spregiudicata abilità nel prolungare con energia lo spauracchio di un “pericolo comunista” (anche quando il “biennio rosso” era finito, quantunque Spagna e Germania negli anni 30 contribuiranno a confermare la paura comunista). In questo modo, il fascismo potè venire a patti con i conservatori, ma sottraendosi alla loro egemonia. Cominciamo comunque con ordine.

Il fascismo per come lo riconosciamo oggi nelle sue vesti trionfali dello squadrismo spavaldo e arrogante, nacque in modo spontaneo e imprevedibile dalle ceneri dell’interventismo di Sinistra. La fondazione il 23 marzo 1919 in Piazza S. Sepolcro dei primi Fasci di Combattimento, in una chiave di continuità con l’Interventismo di Sinistra del 1914-1918, fu seguita dalla pesante sconfitta elettorale del novembre successivo.

Questa esperienza, i cui termini del fallimento abbiamo descritto nella puntata precedente, non impedì, però, ai Fasci di esprimersi come punto di incontro tra la vecchia base dell’Interventismo di Sinistra (anarco-novatori come Massimo Rocca, sindacalisti rivoluzionari etc.) e futuristi ed Arditi (es. Bottai). I quali ultimi movimenti, aggregando gli elementi combattentistici più giovani e, quindi, culturalmente e politicamente più “vergini”, contribuirono ad imprimere al movimento una carica rivoluzionaria e militare del tutto imprevista, che colse di sorpresa lo stesso Mussolini.

Fu così che nacque lo Squadrismo il quale subito dimostrò enormi capacità nell’ applicare alla guerriglia interna e politica i metodi di “attacco rapido” dei reparti mobili e delle Squadre d’assalto dei Corpi Speciali dell’Esercito (MAS e Arditi), con effetti di intimidazione e di repressione degli avversari politici enormi e del tutto impensati. Subito, tra Squadrismo e borghesia agraria e commerciale (più prudenti banche e industrie) fu … “amore a prima vista”: lo Squadrismo, infatti, fu visto da questa borghesia quale antidoto ideale per avere ragione dell’arroganza delle Leghe Operaie e ben presto convogliarono nei fasci le più svariate associazioni patriottiche, nate per lo più spontaneamente contro sovversivi e “rossi”, e che trovarono una comoda legittimazione nella propaganda anti-comunista e “combattentistica” di Mussolini.

Ora, sugli assalti fascisti, senza volerli giustificare, si deve dire una cosa: le masse operaie facevano paura davvero; gli scioperi, quando avvenivano e paralizzavano le poste, gli impianti di luce, gas, acqua, mettevano davvero in ginocchio le grandi città, come veri e propri atti di sabotaggio degni di una guerra civile. Basti ricordare che le intimidazioni e i saccheggi della folla ai negozi a Milano nel 1919 indurranno i commercianti milanesi, disperati, ad affidare le chiavi alla locale Camera del Lavoro! Non può a questo punto meravigliare più di tanto la contro-reazione fascista, convinta di rispondere ad armi pari ad assalti di guerra civile.

Grande impressione, in questo senso, suscitò l’Assalto a Palazzo d’Accursio a Bologna il 21 novembre 1920, quando, insediatasi la Giunta di Sinistra, una bomba a mano fu lanciata da fascisti nella Sala Consiliare, provocando innumerevoli morti e feriti e l’inizio di quell’escalation contro le cooperative socialiste e comuniste che segnerà il culmine del successo fascista prima delle elezioni politiche del 15 maggio 1921. In questo clima, Mussolini si trovò al centro dell’attenzione politica e sociale, senza avere del tutto realizzato i modi e i tempi del suo successo! Questa incertezza di Mussolini è caratteristica dei suoi primi passi di parlamentare fino alla marcia su Roma (e oltre) ed è comunque sintomatica di un dato politico di prima importanza che lo condizionò per tutta l’azione successiva fino alla Marcia su Roma: se lo Squadrismo faceva paura fisicamente, alla lunga avrebbe potuto diventare un boomerang politico: come la borghesia d’ordine si era stancata dei torbidi comunisti, così presto si sarebbe stancata dei torbidi fascisti, lasciando il futuro Duce letteralmente “a terra” .

Ancora Mussolini è lontano dall’idea di un regime fascista per come si sarebbe delineato tra il 1926 e il 1928; eppure, quando già sulla metà del 1921, l’esperienza del “biennio rosso” è finita, Mussolini, da bravo tattico opportunista, “sente” che comunque con il mondo “romano” e parlamentare deve venire a patti. Issato al Parlamento il movimento fascista con la dote rilevante di 35 deputati (eletti grazie ai Blocchi Nazionali promossi da Giolitti), Mussolini tentò così la carta della “istituzionalizzazione” del fascismo stipulando il “patto di pacificazione” il 03 agosto 1921. L’accordo di pacificazione tra fascisti, popolari e socialisti (tra i firmatari figurerà anche l’On. Tito Zaniboni che, ironia della sorte, sarà uno dei più noti attentatori del Duce!) era rivolto al disarmo delle squadre, e fu il frutto dei “buoni uffici” del Presidente della Camera, il giolittiano Enrico De Nicola.

Se col “patto di pacificazione” Mussolini riuscì comunque ad entrare nel “grande gioco” del Parlamento ed acquisire legittimità contemporaneamente, il futuro Duce rischiò la sconfessione da parte del movimento fascista: le Squadre, infatti, rifiutarono il Patto. Dopo un duro braccio di ferro, Mussolini, per non essere identificato con la “teppaglia” e perdere così i vantaggi politici fin lì conseguiti, si rassegnò ad un modus vivendi ambiguo, per cui il patto non venne disconosciuto dal movimento, ma la sua applicazione venne affidata ai vari leader locali: il che equivaleva ad affossarlo, senza che Mussolini se ne assumesse direttamente la responsabilità politica.

Questa vicenda face maturare in Mussolini la consapevolezza che il fascismo, lungi dall’essere un movimento labile e liquido, si andava costituendo, grazie al cameratismo stretto delle Squadre d’Assalto e al loro radicamento territoriale, come una rete di “rassati” locali del tutto indocili e insensibili ad istanze di disciplina, vuoi politica, vuoi militare; un quadro di sostanziale anarchia che non muterà con la fondazione in dicembre del Partito Nazionale Fascista (PNF) che da subito si rivelerà un organismo farraginoso, pletorico, incapace di comando. Le Squadre, in particolare, temevano che la “normalizzazione” del fascismo (paventata anche da Mussolini), preludesse allo loro liquidazione, esaurita la loro funzione di contrasto ai Comunisti. Di qui, il paradosso politico per cui, finito il “biennio rosso”, la violenza squadrista non cessava e iniziava a prendere inopinatamente di mira anche esponenti repubblicani, cattolici, finanche democratici. Un messaggio neanche troppo scoperto a Mussolini affinchè non si amalgamasse con i “pescecani”, i “traditori della patria”, gli “uomini del parecchio” che il movimento intendeva sconfessare per prenderne il posto al comando dello Stato. Questa situazione, nello scorcio tra il giugno 1921 e l’ottobre 1922, creerà molti problemi a Mussolini.

In condizioni “normali”, infatti, lo Stato avrebbe reagito e isolato i fascisti, riducendo all’irrilevanza politica Mussolini. Fu solo la frammentazione politica e la sempre più accentuata debolezza degli esecutivi (indotta dalla crisi dello Stato liberale già descritta nelle precedenti puntate), ad impedire che le sorti politiche di Mussolini precipitassero: da un lato, la debolezza degli esecutivi rendeva difficile la risposta repressiva di Prefetti e Questori, i quali, strettamente dipendenti dal potere politico, erano restii a compromettersi, temendo di essere facilmente “scaricati” da Roma; dall’altro, l’ambiguità dei Presidenti del Consiglio Bonomi e Facta, i quali (nella loro vieta logica “trasformistica”) sperarono di utilizzare l’appoggio parlamentare del PNF per provocare una scissione dei riformisti del PSI in chiave anti-fascista (cosa che sarebbe avvenuta, ma tardivamente nell’ottobre 1922 con la fondazione del PSU con Segretario Giacomo Matteotti).

Questa “grande coalizione” liberale-democratico-riformista avrebbe avuto il necessario seguito popolare e sindacale per “scaricare” successivamente anche il fascismo e non a caso Mussolini la temeva di più, specie se alla sua guida fosse andato (come si ventilava) una vecchia volpe come Giovanni Giolitti: “come ha fatto sparare su d’Annunzio, così farà sparare anche sui fascisti”, pare abbia confidato Mussolini ai suoi. Per evitare questa eventualità, Mussolini giocò spregiudicatamente su due piani. Da un lato, consolidò la sua credibilità di leader conservatore di centro-destra (per spezzare il fronte parlamentare moderato), concependo, specie nel 1922, concessioni “clamorose” al fronte conservatore come: le aperture al liberismo economico tramite gli articoli di Massimo Rocca sul programma economico del PFN (che rompeva con la piattaforma socialisteggiante del Programma di S. Sepolcro); l’abbandono tra il settembre e l’ottobre 1922 della “tendenziale repubblicana” del fascismo verso un più marcato lealismo monarchico, che si diversificava da quello conservatore tradizionale, per l’accento posto sui meriti che la Monarchia, con l’Intervento del 1915 e la vittoria di Vittorio Veneto si sarebbe conquistata davanti all’Italia (in questo rassicurò l’Esercito, concorrendo a guadagnarsene non l’appoggio, ma quantomeno la neutralità politica); le concessioni sempre più marcate al Vaticano in termini di riconoscimento statale della Religione Cattolica e delle opere di istruzione, che porrà le premesse, ad esempio, del riconoscimento statale dell’Università Cattolica e dell’abbandono dei vertici vaticani dei referenti politici sturziani e popolari.

Dall’altro, Mussolini giocò scopertamente sul bluff politico, caricando il teppismo e il sovversivismo fascista di motivazioni di reazione anti-comunista, che non aveva, ma che erano indotte dalla paura della borghesia per la nascita, nel 1921 di un Partito Comunista d’Italia che tallonava il PSI sul fronte “estremista” e “rivoluzionario” con programmi di aperta sovversione bolscevica, creando al suo interno incertezze e divisioni: tanto da portare un autorevole dirigente riformista del PSI come Giacomo Matteotti a vedere nel Comunismo la tabe che avrebbe impedito al PSI di convogliare nel suo antifascismo le aspirazioni di quella borghesia d’ordine e legalitaria che, stanca dell’estremismo da qualunque parte provenisse, specie nel 1922, non sarebbe stata insensibile ad una liquidazione dello Squadrismo e del fascismo stesso, in nome della “normalizzazione”. Mussolini, cavalcando queste ambiguità e divisioni della Sinistra, invece, fu abilissimo nel proporre sé stesso come garante della “normalizzazione”, giocando apertamente al bluff politico-giornalistico, accreditando l’impossibilità di venire a capo dei permanenti perturbamenti dell’ordine pubblico, se i Giolitti e soci non si fossero decisi a dargli tutto il potere nelle sue mani (Palazzo Chigi).

Il grande bluff politico fu la marcia su Roma del 28 ottobre 1922, quando Mussolini riuscì ad ottenere la Presidenza del Consiglio, dando ad intendere ai politici di Roma (coi quale pure si coalizzò per costituire un Ministero) che una soluzione anti-fascista avrebbe provocato una sorta di nuovo assalto al “Palazzo di Vetro” da parte dei fascisti. Ma se questo evento riuscì così efficace nel dare al fascismo un’aura di invincibilità che in realtà allora non aveva (almeno militarmente), ciò lo si dovette all’intensa propaganda costruita da Mussolini e dal Popolo d’Italia attorno a due grandi eventi dell’estate, che confermarono presso il pubblico la fama di Mussolini come “castigamatti dei sovversivi”: da un lato, la sconfitta dello sciopero legalitario, proclamato dall’Alleanza per il lavoro il 01 agosto 1922, in chiara funzione anti-fascista, da Comunisti, Socialisti, Repubblicani, CGIL e Sindacalisti rivoluzionari antifascisti, quando le forze nazionali, capeggiate da Mussolini decisero di contrastare lo sciopero riattivando dove possibili tutti i servizi necessari alla popolazione (in Emilia, comunque, ci fu una lunga coda di violenze politiche); dall’altro, la vicenda dell’occupazione fascista del Comune di Milano il 03 agosto 1922, a maggioranza socialista.

Fu attraverso queste “prebende” che il Duce riuscì ad ottenere dalla Camera dei Deputati il 16 novembre 1922 la piena investitura del suo esecutivo e la prima delega ai “pieni poteri” per stabilire l’ordine pubblico in Italia. Sotto il ricatto dell’assalto dei manipoli che sarebbero intervenuti in caso di esito infausto del voto, il Duce ottenne dall’ “Aula sorda e grigia” di Montecitorio un primo indubbio successo: piegare una maggioranza di centro-sinistra (da fascisti, popolari, liberali, democratici, nazionalisti etc.), numericamente forte, ma senza spina dorsale politica e che in altre condizioni avrebbe certamente votato Giolitti, a votare per il parvenu di Predappio. Che non se ne sarebbe andato via se non dopo quasi 21 anni.

La storia della breccia di Porta Pia

La breccia di Porta Pia è un momento fondativo dell’unità e dell’identità nazionale. Oggetto di controversie tra i “liberali massoni” e i cattolici per svariati decenni, nel ricorrere oggi dei 140 anni, dispiace trovare ancora diffuse nei quotidiani frasi di questo tipo: “con Porta Pia è nato lo Stato laico” (Filippo Facci, Abbiamo riconsegnatoPorta Pia al Vaticano, Il post, oggi).

Come se prima di Porta Pia, lo Stato Pontificio fosse uno stato tipo l’Iran di Khomeini e i cattolici simili ai talebani di Bin Laden! Anticlericalismo superficiale, d’accatto, assolutamente privo di senso storico. Allo stesso modo, non è del tutto centrata la lettura in chiave di “rivoluzione italiana” dotata di una (relativa) base popolare come scrive oggi Diego Mengon in Libertiamo.it (Oggi, 140 anni fa, Roma diventa italiana. E l’Italia un pò romana):”la Repubblica del 1849 era stata instaurata con la sollevazione di buona parte degli abitanti della capitale, proprio in conseguenza del mancato appoggio alla causa nazionale da parte di Pio IX, durante il conflitto tra gli stati italiani e l’Austria.

L’inno d’Italia testimonia la nascita della nazione dallo scontro tra il potere temporale della Chiesa e la lotta costituzionale e liberale per l’unità della patria.

Il suo autore, Goffredo Mameli, morì nel 1849 sotto i colpi degli eserciti cattolici accorsi a Roma da tutta Europa per ripristinare l’autorità papale”. Due stereotipi (il Risorgimento come “rivoluzione anti-papista” e come “rivoluzione popolare”) entrambi fuorvianti per comprendere (oltrechè il Risorgimento) anche i moventi della “questione romana”.

Innanzitutto, si dimentica troppo spesso che la “questione romana” non sorge nel 1870, con Porta Pia; e non sorge nemmeno per la repressione dei moti del 1849 che determinarono la fuga del Papa da Roma e la nascita della (effimera) Repubblica Romana di Saffi e Mazzini. Viceversa, il 20 settembre costituisce la punta dell’iceberg della “questione ecclesiastica” scoppiata almeno fin dal 1852 nel Regno di Sardegna con le leggi Siccardi e le prime leggi “eversive” dell’asse ecclesiastico, che posero le basi della massiccia confisca a favore dell’Erario italiano di conventi e beni ecclesiastici; opera di confisca che, per altro, si accentuò tra il 1861 e il 1864 in pieno brigantaggio, quando i “clericali” furono effettivamente visti come “nemici interni” del nuovo Stato per l’appoggio ufficiale dato da Papa Pio XI alle rivendicazioni di Re Franceschiello, ovvero al principale animatore delle rivolte anti-sabaude nel Sud, dove i briganti fecero la parte dei leoni, dando non poco filo da torcere al neo-esercito italiano.

Sullo sfondo delle tensioni Stato-Chiesa, poi, non c’è solo una questione di “privilegi” economici, ma anche dispute legate al conflitto di giurisdizione tra Stato e Chiesa, tipici non solo in Italia, ma anche in Europa. Chiariamo subito: nessuno mai da Costantino in poi, si sognò mai tra i cattolici di imporre il Vangelo come legge dello Stato e di imporre pene coercitive per chi contravveniva al Vangelo, cosa che oggi capita impunemente nella sharia islamica: viceversa, il cristianesimo, specie nella sua edizione “romana” mostrò da subito un grande rispetto per le reltà temporali cd. “penultime”.

Nè mai lo Stato Pontificio divenne uno stato confessionale in senso stretto, perchè in esso le minoranze religiose furono sempre riconosciute e tollerate, prima fra tutte la minoranza ebraica che, regando i Pontefici, potè istituire una Sinagoga e dare vita ad una ricca e vitale comunità. Diversamente, i Pontefici (vedi Innocenzo III, Gregorio IX) non mancarono mai di dire la loro nelle questioni civili, ma in modo non troppo difforme da come oggi Benedetto XVI “dice la sua” in materia di matrimonio, etica, economia, enunciando principi di “morale naturale e aconfessionale”, oggi denominati “dottrina sociale della Chiesa”.

Ora, siccome tali enunciazioni, non confessionali, ricalcavano in gran parte massime e regole già codificate nel diritto romano, non era infrequente che Stati e Tribunali civili medievali, non ancora organizzati e disciplinati negli organismi burocratici e “castali” di oggi, regolassero la propria giurisdizione su regole e criteri di diritto, su cui Pontefici, Cardinali, avevano espresso il loro parere.

Questa esperienza giuridica di grande comunicazione tra diritto laico e religioso (in nome della comune matrice giusnaturalista) trovò la massima espressione nello ius utroque (combinazione tra diritto civile-diritto canonico) di Bologna del XI Secolo e nel “momento d’oro” del diritto canonico intorno al XVI secolo. Un simile modus procedendi, di evidente e conclamata “porosità” tra diritto civile e diritto canonico, creava sovrapposizioni tra giurisdizione civile ed ecclesiastica: un caso conclamato la questione massonica: contro la Massoneria si pronunciò prima nel 1738 il Papa in nome del principio di derivazione romanistica (e ritenuto ius gentium) secondo cui erano in linea di principio illecite le associazioni segrete e che professassero la segretezza nei propri Statuti. Provvedimenti che in diverse occasioni alcuni Stati filo-papisti (es. Granducato di Toscana e Regno di Napoli) poi recepirono in proprie ordinanze iniziando la persecuzione dei massoni. Il cuore della questione Stato-Chiesa è qui, e come si può vedere si tratta di una questone molto più articolata, molto più complessa ed ingarbugliata della semplice “laicità” e della semplice accusa di “confessionalismo” rivolta ai Papi ed ai Cattolici.

Potrebbe oggi rinascere un simile modus operandi? La questione è molto discussa, tra gli ecclesiologi e i giuristi di diritto ecclesiastico: c’è qualcuno che rinviene nel Concordato Lateranense del 1929 un dispositivo tradizionale di immissione nel diritto civile italiano di norme tipiche del diritto canonico (es. l’esenzione dei chierici dal servizio militare, la rilevanza dello status di “prete apostata” che fino agli anni 60 comportava alcune penalizzazioni e preclusione nei concorsi pubblici), viceversa c’è chi ritiene superata questa funzione del Concordato come custode dei “privilegi” giuridici della Chiesa, ritenendo acquisita l’idea che il Concordato, non mutando la fondamentale “autonomia” anche disciplinare tra Stato e Chiesa (vedi art. 07 Cost.), non possa determinare “limitazioni” in senso stretto di sovranità giuridica da parte dello Stato (così COLAIANNI, Laicità e prevalenza delle fonti di diritto unilaterale sugli accordi con la Chiesa Cattolica in Politica del diritto, Vol. XLI, nr. 02, giugno 2010).

Viceversa, altri rinvengono la conservazione di una relativa funzione di “privilegio giuridico” ecclesiastico nel Concordato, ma aderiscono ad una nozione di “diritto concordatario”, come diritto finalizzato ad individuare le fonti e le procedure per la regolazione di “sensibili” del rapporto Stato-Chiesa come lo status degli insegnanti di religione, i beni ecclesiastici etc. (ASTORRI, I concordati di Giovanni Paolo II, in Civitas, III, nr. 02/2006).

 Contro, però, l’accusa comunemente invalsa delle “ingerenze” della Chiesa negli affari degli Stati sulle questioni del divorzio, aborto, eutanasia, va detto che ormai il Concordato non è più uno strumento tanto efficace in questo senso. Ecco, perchè la questione della “laicità” andrebbe quantomai aggiornata. Oggi, comunque, è pressocchè impossibile la riproposizione di vere e proprie sovrapposizioni tra Stato e Chiesa nell’ambito dei diritti civili (matrimonio etc.) come ad esempio si verificò in occasione della “questione massonica” nel Sec. XVIII: soprattutto il declinare del cattolicesimo, come religione “di minoranza” rende oggi molto difficile riprodurre leggi civili contro divorzio, aborto etc., le quali oggi non troverebbero più il consenso maggioritario di ieri. Viceversa, anticamente, il cattolicesimo era “senso comune” presso le popolazioni; pertanto, in nessuno non destava meraviglia se un Re o un Giudice, per emettere una legge o una sentenza anche su aspetti rilevanti della vita civile (es. associazioni), si richiamava a pronunciamenti ufficiali del Papa in fatto di diritti e “morale naturale”. 

Venendo alla Storia d’Italia e all’impatto che l’intransigenza della Chiesa ebbe sull’unificazione nazionale, gli storici si sono divisi, dando vita a continue controversie. Dire, comunque, che la Chiesa disconobbe l’Italia come Nazione contro una supposta “volontà popolare” che era maturata in questo senso, è però ancora una grave inesattezza: nessun cattolico, infatti, alla vigilia dell’Unità d’Italia, disconobbe il carattere unitario delle popolazioni italiane.

Ciò che divideva i cattolici era il modo per valorizzare tale unità nazionale: alcuni (Monaldo Leopardi) ritenevano che il migliore garante dell’Unità Nazionale fosse il cattolicesimo e che  il Congresso di Vienna avesse trovato la formula ideale per garantire la sanità cattolica dell’Italia, restituendo al Papa la piena giurisdizione spirituale e all’Austria la giurisdizione “politica” sull’intera Cristinanità. Altri (Gioberti) cercarono di risolvere nella dialettica storicistica e filosofica la necessità di un’unificazione nazionale della Penisola. Altri ancora (Luigi Taparelli d’Azeglio, fratello del più celebre Massimo) non negarono in via di principio la bontà dell’Idea Nazionale, ovvero non negarono in linea teorica l’opportunità e l’utilità che all’Unità Culturale facesse seguito anche l’Unità Statuale, ma ne ritenevano non maturi i tempi, temendo soprattutto che i “diritti delle nazionalità” divenissero altrettanti “cavalli di Troia” per seminare nell’Europa disordini (sociali e geopolitici) paragonabili alla Rivoluzione Francese.

Alla fine, furono queste le ragioni di opportunità che spinsero i Papi italiani alla purdenza e all’attendismo verso lo Stato italiano, anche dopo che la ferita di Porta Pia via via si allontanava e, con essa, anche l’acme della tensione tra Roma e Casa Savoia. In questo, la posizione dei Papi dopo Porta Pia, la loro politica “astensionista” (non expedit) rispetto alle elezioni politiche (ma non alle amministrative) verso lo Stato Italiano corse parallela alla vicenda della Terza Repubblica francese, uscita, dopo la Comune, in un contesto di grande confusione politica.

Preoccupati che la Terza Repubblica francese fosse l’ennesima costruzione politica artificiale e “giacobina”, dettata da movimenti politici e d’opinione agitati quanto violenti, i Papi non si sbilanciarono troppo nel riconoscere lo status quo, almeno finchè le vecchie casate “legittimiste” di Borbone e di Orlèans, non ancora estinte,  avrebbero (almeno teoricamente) potuto costituire una degna “classe dirigente di riserva”. Morto, poi, Enrico V di Orlèans e cadute le ultime speranze di restaurazione legittimista, a Leone XIII nel 1886 non restò che riconoscere la Repubblica, in nome del principio che la dottrina sociale della Chiesa non si identifica con nessun ordine politico. Non dissimile sarà la politica del Papa verso l’Italia, a disagio, nella sua funzione di pastore della Cristianità Universale,  nel riconoscere i diritti di una Monarchia Italiana, che non è altro il frutto in fondo di una “usurpazione” che la Casata dei Savoia aveva compiuto ai danni delle altre casate cattoliche d’Italia (per il Papa altrettanto degne e legittime nei loro diritti storici). 

Tale posizione che, però, via via verrà meno e ne saranno una chiara avvisaglia le prime deroghe al non expedit nelle elezioni generali del 1904, l’entrata a Montecitorio dei primi “deputati cattolici” (Meda etc.) e il trionfo del Patto Gentiloni del 1913: tutte operazioni rese possibili, da un lato, dall’aperta e conclamata impossibilità di ripresa delle vecchie casate legittimiste e, dall’altro, dal tumultuoso evolvere degli eventi politici e sociali a seguito del decollo industriale italiano e della coeva affermazione del Socialismo Ateo e materialista.

A fronte di tutto questo, appare manifesta e conclamata la stupidità di chi rinviene nella Chiesa un “nemico della Nazione italiana”. A parte che l’unficazione italiana, bene o male, con tutte le sue luci, ombre e contraddizioni del caso, si realizzò e divenne fatto compiuto con la Prima Guerra Mondiale e con l’esperienza del “fascismo” che (con tutti i suoi limiti, errori e anche orrori) cercò comunque di intercettare energie, entusiasmi e speranze di un’Italia che si scopriva Nazione e si scopriva capace di “pensare in grande” al proprio futuro; a parte cioè che le controversie sulla “questione romana” non impedirono all’Italia di formarsi come Nazione compiuta, nonostante tutto, anche sul versante politico, il cambiamento di tono  dei cattolici verso le ragioni dello Stato italiano sono evidenti e si colgono nelle posizioni filo-interventiste di un Giovanni Grosoli  e di un Luigi Sturzo, grandi dirigenti del movimento cattolico “astensionista”, favorevole il primo alla Guerra di Libia nel 1911  e favorevole il secondo alla Grande Guerra nel 1914, nonostante il “neutralismo” fosse il corollario ufficiale della posizione “intransigente” del Vaticano verso lo Stato Italiano. Segno che la posizione critica e polemica del Vaticano verso l’Italia non sarà la causa del debole senso nazionale degli italiani; a far questo, ci penseranno trent’anni dopo i tragici eventi dell’08 settembre 1943 nel pieno della Seconda Guerra Mondiale e in un mondo completamente cambiato rispetto a Porta Pia.

Manuel Durao Barroso: luci e ombre

Il 27 Giugno Bertie Ahern, il primo ministro irlandese e presidente del Consiglio europeo, ha annunciato che c’era un sostegno “schiacciante” per la designazione del premier portoghese Josè Manuel Durao Barroso alla presidenza della Commissione. Una soddisfazione più che comprensibile visto che una serie di veti incrociati avevano tolto dai giochi il britannico Chris Patten, attuale commissario per le relazioni esterne, e il premier liberale belga Guy Verhofstadt. Per Barroso c’è stato subito un coro di consensi. Berlusconi ha detto che “è il candidato ideale”, ma anche il laburista Tony Blair, il socialista Zapatero ed il socialdemocratico Gerhard Schröder hanno espresso il loro appoggio. Un altro commento positivo è arrivato dal leader uscente della Commissione, Prodi, il quale apprezza la scelta di Barroso “sia per il valore della persona, sia per la capacità del Portogallo di aver saputo partecipare costruttivamente al processo di integrazione europea”. Sul fronte dei partiti, il Pse si è mostrato tiepido ed ha espresso dubbi sulla “esperienza europeista” di Barroso e sulla sua capacità di “comunicare l’idea di Europa in un’Unione allargata”. Dello stesso avviso il gruppo liberale: La Sinistra Unita ha annunciato che voterà contro la sua nomina.

L’unico gruppo parlamentare che sostiene Barroso è il Ppe: Hans-Gert Poettering, il capogruppo, si è detto entusiasta per la candidatura. La posizione del Ppe era peraltro scontata, visto che Barroso, che è leader del Partito Socialdemocratico (Psd) della coalizione di governo di centro destra, fa parte del gruppo. Barroso si definisce “un moderato, un centrista, un riformatore antistatalista, ma non un fondamentalista neo liberista”. Egli è nato politicamente negli anni ’70, durante la rivoluzione dei garofani, come militante dell’estrema sinistra maoista. Nominato primo ministro (aprile 2002), a capo di una coalizione composta dal Psd e dalla destra nazionale, adotta una politica di austerità per riportare il deficit del paese sotto il limite del 3% fissato dal patto di stabilità. I portoghesi vedono cambiare radicalmente in peggio il loro livello di vita: gli stipendi sono fra i più bassi d’Europa e i prezzi fra i più alti, in piena recessione (crescita pro capite -1%, e -2,2% quella delle imprese – fonte Cia). Nelle elezioni europee il Psd subisce la peggior sconfitta elettorale della sua storia, mentre l’opposizione socialista, con il 44,52% supera la coalizione al governo di oltre 11 punti percentuali. In sostanza, a presiederela Commissione va uno dei pochi esponenti del Ppe ad aver perso seccamente le elezioni.In un’intervista rilasciata all’Herald Tribune (a dicembre e poi subito dopo la candidatura ufficiale) Barroso esprime il suo pensiero circa il rapporto tra Usa ed Unione europea. L’allora primo ministro portoghese afferma va a dicembre che l’Ue doveva essere la controparte (“conterpart”) e non il contrappeso (“counterweight”) degli Usa, aggiungendo anche che un’Europa “forte” era negli interessi primari (“basic”) degli Stati Uniti.

Un concetto decisamente nuovo visto che, da alcuni anni, c’è la sensazione che gli Usa temano una potenza economica e militare oltre l’Atlantico specialmente se, come afferma ancora Barroso, l’Europa dovesse dotarsi anche di un esercito. Va rilevato, riguardo il rapporto tra l’ex premier portoghese e gli Usa, il fatto che Barroso ha partecipato al summit tenutosi nelle isole Azzorre (portoghesi) tra Bush, Blair e Aznar per l’organizzazione della guerra in Iraq. Anche se – in odore di candidatura – Barroso ha definito “ambigua” la sua presenza al vertice delle Azzorre, egli tuttavia ha sempre sostenuto l’entrata in guerra contro l’Iraq. E, quanto alla posizione dei paesi non interventisti, ha affermato che “le contrapposizioni ideologiche sfortunatamente sono state anteposte ai fini strategici”, bollando così il pacifismo come un’ideologia della sinistra. Se alla presidenza statunitense ci fosse stato Clinton – ha affermato Barroso – tutti gli Stati europei avrebbero appoggiato una sua entrata in guerra. Occorre comunque vedere se, in questo caso, ci sarebbe stata una guerra in Iraq. Inoltre, come spiegare con la tesi della ideologia di sinistra la posizione della Francia di Chirac, che certamente non è di sinistra? Nell’intervista Barroso si difende anche dall’insinuazione che l’appoggio ricevuto da Germania e Francia non sia stato affatto disinteressato. Barroso avrebbe infatti promesso alla Germania un supercommissario per l’economia e alla Francia un commissario per il mercato interno e la competizione.

Il futuro leader della Commissione ha rivendicato a sé la facoltà di nominare i commissari in modo secco e categorico. È da notare però che la scelta del commissario agli esteri è stata fatta su pressione dei membri del Consiglio che all’unanimità hanno indicato il socialista Javier Solana. Secondo la Costituzione europea il commissario agli esteri è dotato di larghi poteri ed è anche vicepresidente della Commissione. Si profila quindi una Commissione in cui Barroso – di cui l’Herald Tribune sottolinea il modo di parlare “a raffica” (“cannon-shot style”) – tenderà ad avere un ruolo di rappresentanza, mentre i vari supercommissari avranno il compito di amministrare l’Unione a 25.

Le tappe dell’insediamento di Barroso alla presidenza della Commissione- 20-22 Luglio Il nuovo Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria a Strasburgo, ratifica la candidatura di Barroso alla presidenza della Commissione.- Fine Luglio Il Consiglio dei ministri degli Esteri europeo, dopo aver vagliato le candidature proposte dal presidente della Commissione, stila la lista dei 24 candidati (uno per ogni paese) alla carica di commissario.- Fine Ottobre Il Parlamento europeo vota la fiducia alla nuova Commissione.- 1° Novembre Insediamento effettivo della nuova Commissione.

La numerologia come forma di predizione del futuro

Affascinante e misteriosa, la Numerologia è la disciplina antichissima che si propone di studiare il significato simbolico dei numeri, attraverso i quali prevedere il futuro.

Utilizzata come tecnica analitica già da babilonesi ed egizi, scrigno della comprensione sulla psicologia umana, quest’arte viene spesso associata anche al filosofo greco Pitagora, che riteneva il numero come principio fondante di tutte le cose, oltre a sostenere che l’essenza stessa della realtà fosse di natura matematica.

tarocchi usati in cartomanzia numerologia chiromanzia e divinazione

Nella sua visione, l’universo non risulta più immerso nel caos primordiale ma è bensì ordinato tramite un preciso disegno, interpretabile con i numeri: se ogni cosa rappresenta un numero, allora anche la materia sarà, di conseguenza, fatta di numeri. Tutto ciò si ripercuote sugli esseri umani: il numero è in relazione con la nostra personalità e con la posizione nelle attività che svolgiamo durante la nostra intera esistenza.

I numeri sono importanti, come nella cartomanzia

I numeri sono “divini”: basta pensare alla sezione aurea di Fibonacci (uno dei più grandi matematici di tutti i tempi), in grado di individuare il rapporto fra le grandezze; tutto ciò consentiva di usare questa proporzione per rappresentare l’orizzonte delle cose.

L’utilizzo dei numeri si ravvisa anche in altri ambiti esoterici e mistici, come la chiromanzia, la cartomanzia e molti altri. Proprio nel caso della cartomanzia, e della lettura dei tarocchi, sempre più professioniste decidono di sfruttare i fondamenti della numerologia durante i propri consulti professionali di cartomanzia.

I numeri diventano poi anche potenti simboli: sappiamo dal grande psicoanalista Jung che, oltre ad identificare gli Archetipi (simboli universali con specifiche valenze energetiche, immagini originarie dell’inconscio collettivo), essi corrispondono a determinati simboli, che possono sfociare in lettere, pianeti e suoni, al fine di creare il ritmo universale. Jung sosteneva che il numero fosse un’entità spirituale ispirato a sua volta da leggi cosmiche provenienti dalla sua collocazione naturale.

Anche la Cabala Ebraica, infine, attribuisce alla numerologia una grande importanza: all’interno della Torah (Bibbia ebraica) si possono riscontrare moltissimi casi dove nomi e numeri vengono associati e dove ogni numero è abbinato ad un significato mistico e metafisico. Gran significato viene dato al suono: pronunciare un nome determinerebbe infatti le vibrazioni del nostro spirito, capaci di scatenare influssi di energia, sia positiva che negativa.

Qual’è il rapporto tra futuro e numeri?

Ma come si fanno a determinare e calcolare queste sinergie e queste connessioni matematiche?

Innanzitutto bisogna guardare alle caratteristiche caratteriali di ogni individuo, che si evincono assegnando ad ogni lettera del nome e del cognome il suo numero corrispondente.

A tal proposito, è utile visionare le Tavole numerologiche che, composte da diagrammi, consentono di trasformare nome, cognome e data di nascita in veri e propri numeri. Nel dettaglio, possiamo vedere che i numeri semplici, quelli dall’1 al 9, sono capaci di illustrare gli enigmi della nostra personalità, mentre quelli della data di nascita dovrebbero dare indicazioni sul nostro destino.

I numeri maestri, quelli dall’11 al 22 invece, richiamano un afflusso di energie superiori da sostenere nel mondo quotidiano, quindi andrebbero riconvertiti nelle valenze dettate dai numeri semplici. Questi ultimi, quindi, andrebbero a rappresentare i punti deboli e i punti di forza di ognuno di noi, suggerendo come potrebbero influire sugli eventi fondamentali della nostra vita.

Una vera e propria analisi numerologica che scruta matematicamente ogni campo esistenziale: amore, famiglia, lavoro, salute e così via, indicandoci piccole vie da considerare e intraprendere quando ci troviamo in una difficile fase di stallo.

Naturalmente quest’interpretazione non va improvvisata: la numerologia e la consultazione di queste mappe dev’essere effettuata da un esperto, in grado di investigare la realtà con serietà e scrupolo. La numerologia (detta anche Gemetria) è oggi considerata, secondo profondi studi di settore, un’arte preziosa, uno strumento potenzialmente capace di decifrare e svelare i meccanismi più nascosti dell’universo e dell’uomo stesso.

Importante è inoltre l’approccio con il quale ci si pone di fronte a questa disciplina che, comunque, non è riconosciuta come scientifica: le sue interpretazioni, sebbene basate sul sistema matematico, comprendono una forte parte di intuizione. La numerologia potrebbe così non soddisfare le aspettative di verità, ma forse è proprio questo suo aspetto di precarietà e di mistero a renderla così affascinante.

Le telefonate erotiche nel 2017 al tempo di internet

Il mondo del web ha radicalmente trasformato i modi di fruire il sesso. Milioni di video professionali ed amatoriali sono facilmente reperibili, per non parlare delle foto. Tutto molto bello se non fosse per il fatto che manca un elemento fondamentale e cioè il rapporto umano.

Ed è per questo motivo che dopo tanti decenni uno strumento del piacere e della fantasia come il telefono erotico non solo ha resistito alle tante rivoluzioni tecnologiche ma vede un crescente seguito di persone che hanno voglia di parlare delle loro fantasie, di avere dall’altro capo del telefono uomini e donna che ascoltano quello che hanno da dire.

ragazza del telefono erotico distesa sul letto con il cellulare

Ragazza distesa sul letto con il cellulare

Un livello di coinvolgimento che gli altri mezzi non possono raggiungere e che rendono uniche le sensazioni che regala una telefonata erotica. I servizi a disposizione sono sempre 24 ore su 24 e offrono una varietà di scelta impensabile fino a qualche anno fa. Il primo tipo di scelta che si può fare è l’età della donna o della ragazza da contattare.

Le ragazze e le mature dei telefoni erotici

Per chi ama le studentesse è possibile trovare una grande scelta di ragazze che non vedono l’ora di dare soddisfazione a chi sa apprezzare la loro freschezza e genuinità.

Le donne mature sanno regalare momenti di assoluta eccitazione grazie alla loro esperienza che permetterà loro di capire in pochissimo tempo quali sono le voglie e i percorsi che ama seguire chi chiama.

Grandissimo successo stanno riscuotendo le MILF, cioè le donne tra i 30 e i 40 anni che rappresentano un mix tra la chi ha un’enorme quantità di ormoni impazziti e l’esperienza di chi ne ha viste già tantissime. Questo tipo di donne sono ambite sia dai ragazzi che dagli uomini più esperti, insomma rappresentano il massimo per il sesso maschile.

Dove però la scelta si fa sostanziosa e vastissima è sul tipo di fantasia da soddisfare. Riscuotono grande successo le telefonate erotiche a basso costo, con le quali si cerca una schiava da dirigere e far godere o una padrona che sappia ordinare tutto ciò che desidera facendo sentire totalmente schiavo chi ha telefonato, regalandogli così momenti di puro piacere intenso e unico.

Ci sono poi le donne che amano il sesso più di loro stesse, che farebbero di tutto per provare piacere in un qualsiasi modo e che sono felici per il fatto che addirittura sono riuscite a trasformare il loro talento e la loro passione per il sesso in un lavoro. Sono pazzesche, si resta completamente coinvolti da queste femmine caldissime la cui voce sembra uscire direttamente dalla profondità dei loro sessi.

I costi delle telefonate erotiche 899 variano a seconda di diverse caratteristiche. I prezzi oscillano da € 0,50 ad € 1,50 al minuto oltre allo scatto alla risposta che solitamente è di pochi centesimi di euro.

Il primo elemento ad incidere sul costo è senza dubbio il tipo di telefono che si utilizza, infatti i costi sono mediamente più bassi quando si utilizza la linea fissa rispetto ai cellulari. Le differenze variano da caso a caso ma a volte può portare ad un risparmio del 50% a parità di minuti della chiamata.

Un altro elemento importante è sicuramente l’operatore telefonico che porta a variazioni anche consistenti tra uno ed un altro anche se non paragonabili a quelle tra linea mobile e linea fissa. Si tratta solitamente di 10-20 centesimi al minuto, quindi sono differenze contenute ma di cui conviene tenere conto. Tutti i servizi telefonici erotici pubblicano le tariffe per ogni tipo di caso, la trasparenza è di fondamentale importanza e viene rispettata.

Erdogan: qual’è la storia del capo del governo turco?

Recep Tayyip Erdogan è oramai da diversi anni alla guida della Turchia, paese dalle tante contraddizioni e ponte, geograficamente e non solo, tra occidente ed oriente. Ma qual è la sua storia?

Erdogan è nato all’inizio del 1954 ad Istanbul e precisamente il 26 febbraio. La sua famiglia ha origine georgiane e dopo aver trascorso i primi anni di vita nella città di Rize, fa ritorno ad Istanbul a 13 anni. Durante l’adolescenza svolge alcuni lavori saltuari per guadagnare qualcosa, tra cui il venditore ambulante di limonate. Di famiglia e fede musulmana, ha una formazione equipollente a quella universitaria, di natura economica. Nel 1978 convola a nozze con Emine Gulbaran e la coppia ha avuto quattro figli.

Il suo primo approccio con la politica matura verso la metà degli anni ’70 del secolo scorso, quando entra in un movimento studentesco di ispirazione anti-comunista. Sempre in questo periodo porta a teatro una commedia dove si scaglia contro il comunismo e contro il giudaismo, mentre nel 1976 entra a far parte del Partito di Salvezza Nazionale Islamista. La sua carriera politica da questo punto in poi subisce una accelerazione: dopo essere passato al Partito del Benessere, ne scala le gerarchie fino ad arrivare, nel 1991, ad essere eletto in Parlamento. Nel 1994 la sua parabola politica vive un altro momento molto importante: vince infatti le elezioni amministrative e diviene sindaco di Istanbul, la città motore economico della nazione turca.

Molti temono una deriva islamista, ma Erdogan smentisce i più scettici, svolgendo il proprio ruolo di sindaco con l’obiettivo di risolvere problematiche quali il traffico e la poca efficienza del sistema idrico cittadino. Il 1998 è un anno per lui molto complicato: nonostante come sindaco di Istanbul abbia effettivamente messo in cantiere diverse iniziative e progetti per migliorare la quotidianità dei cittadini, viene arrestato dopo aver citato alcuni versi di un poeta vicino al mondo islamico radicale. Le autorità considerando Erdogan responsabile del reato di incitamento all’odio.

Una volta uscito dal carcere Erdogan fonda un proprio partito, il cui acronimo è Akp, che sta a significare Partito per la Giustizia e lo Sviluppo. Di ispirazione islamica si caratterizza per il fatto di avere una linea politica moderata rispetto a partiti simili.

Nel 2002 il partito di Erdogan vince le elezioni politiche e a causa di un sistema elettorale che impedisce di entrare in Parlamento se non si è ottenuto almeno il 10% dei voti a livello nazionale, si ritrova con una maggioranza parlamentare schiacciante.

Erdogan pur avendo vinto le elezioni, non ha modo di diventare primo ministro e soltanto dopo una elezione suppletiva e l’approvazione da parte del Parlamento di un emendamento alla Costituzione può diventare primo ministro: il momento tanto atteso si concretizza il 14 marzo del 2003.

Durante il suo primo mandato come Primo Ministro Erdogan si è reso protagonista di alcune dichiarazioni controverse, come quelle relative al genocidio degli armeni, da lui sempre negato e che lo ha portato in tutti questi anni ad avere violente polemiche con, tra gli altri, Angela Merkel. Durante gli anni da Primo Ministro si è reso inoltre protagonista di violente polemiche con Israele, accusata a più riprese di essere la sola e unica minaccia per la pace in Medio Oriente, oltre che di una volontà ferrea di non aprire nessun tipo di negoziato con la minoranza curda presente nel paese. Inoltre, con il passare degli anni le posizioni su temi dei diritti umani e su quelli sociali si sono fatte sempre meno moderate, portando spesso Erdogan ad essere accusato di voler trasformare la Turchia in una Repubblica Islamica e di voler instaurare una sorta di Sultanato.

Ed effettivamente gli ultimi anni in Turchia sono stati decisamente tumultuosi. Nell’estate del 2013 migliaia di giovani scendono in piazza ad Istanbul per protestare contro la decisione di eliminare un parco per fare spazio ad una moschea. Il motivo di tale protesta, che si svolge in Piazza Taksim, risulta essere il casus belli, perchè quello che i manifestanti rimproverano ad Erdogan è l’autoritarismo e il venir meno di una visione laica della società turca. Erdogan stesso ordina alla polizia di reprimere le manifestazioni e la violenza comincia ad allargarsi a diverse aree della Turchia, suscitando l’indignazione a livello internazionale.

Nonostante ciò Erdogan seda la protesta e nell’estate del 2014 diviene il primo Presidente della Repubblica eletto direttamente dal popolo. Nel 2015 il suo partito vince le elezioni politiche, ma gli scontri nel paese si moltiplicano, con i suoi oppositori che lo accusano di voler governare come un satrapo e voler indirizzare la Turchia verso una trasformazione in Repubblica Islamica.

Nel 2015, a cento anni dal genocidio armeno, Erdogan attacca il Papa pere le sue dichiarazioni in merito e palesa disinteresse anche per la posizione assunta dall’UE. Il suo ingresso nel conflitto siriano con la volontà di abbattere il regime di Assad, gli attentati in serie che si sono verificati in Turchia negli ultimi due anni e il fallito golpe dei militari dell’estate scorsa sono gli ultimi eventi che lo hanno visto protagonista. In seguito al fallito golpe, Erdogan ha fatto arrestare migliaia di persone e la Turchia è oggi osservata speciale per quanti temono una deriva autoritaria.

Quali sono stati i terremoti più devastanti degli ultimi 20 anni in Italia?

L’Italia è un paese nel quale il rischio sismico è sempre stato alto, e purtroppo tante zone sono state colpite da terremoti più o meno devastanti, come quelli che hanno colpito il centro Italia negli ultimi mesi. In molti casi oltre alle vittime si contano ingenti danni, in special modo al patrimonio artistico. Vediamo quelli di maggiore intensità che si sono susseguiti negli ultimi 20 anni.

Lo scorso 30 ottobre ai confini tra l’Umbria e le Marche, c’è stato il sisma di maggiore entità degli ultimi 20 anni, con una magnitudo di grado 6,5, ed epicentro che è stato tra le province di Perugia, Macerata ed Ascoli Piceno, a circa 5 chilometri di distanza da Norcia ed a 17 da Arquata del Tronto, località che erano già state colpite lo scorso agosto. La scossa si è verificata alle 7.40 del mattino, e fortunatamente, non ha provocato vittime ma solamente una ventina di feriti. Molti invece, circa 40mila, gli sfollati. Quattro giorni prima, nella zona compresa tra Ussita, località delle Marche, Castelsantangelo sul Nera, in provincia di Macerata, si era registrata una scossa di 5,9 gradi di magnitudo. Molti i crolli che hanno interessato abitazioni ed altri edifici che erano già pericolanti per il terremoto precedente.

Nel 2009, il 6 aprile, a L’Aquila, è accaduto l’evento tellurico più grave del XXIesimo secolo. La scossa che ha devastato sia L’Aquila che altre località vicine, tra le quali Onna, paese che è stato letteralmente distrutto, di grado 6,3, si è verificata alle 3.32 di notte ed oltre alle 309 vittime ed a 1500 feriti, ha causato danni con migliaia di persone che si sono trovate senza casa. Nel corso delle successive 48 ore si sono poi susseguite altre 300 scosse di assestamento. Nel centro storico della città sono state distrutte o lesionate moltissime case e monumenti civili, oltre a varie chiese. Questa zona non è ancora tornata agibile.

La zona di confine tra le Marche e l’Umbria è stata colpita anche nel settembre del 1997, esattamente il 26, alle 2:33 e successivamente alle 11:42 Due scosse che arrivarono a seguito di uno “sciame sismico” durato quasi un anno, e che causarono 11 morti e moltissimi sfollati. In questo caso fu danneggiata anche la basilica di San Francesco, ad Assisi, con il crollo di parte del tetto, la Torre di Nocera Umbra e la cattedrale di Foligno nella quale ci fu il crollo di parte del campanile.

Lo scorso 24 agosto è stato ancora il Centro Italia ad essere colpito, da una scossa tellurica di grado 6,0 nella notte, alle 3:36, ad Accumuli ed Amatrice, che viene distrutta in maniera totale. Colpita anche Arquata del Tronto, in Abruzzo. In totale 300 i morti e quasi 400 i feriti, con lo sciame sismico che è proseguito poi nei giorni successivi, creando gravi disagi alla popolazione. La scossa di terremoto è stata avvertita anche nella capitale, dove alcuni palazzi hanno tremato incutendo paura nella popolazione. Nei paesi distrutti alcune persone sono state estratte vive dalle macerie dai soccorritori.

Nel 2012, nella notte del 20 maggio, ad essere colpita da un terremoto la cui magnitudo è stata pari a 5,9 gradi, è stata una vasta zona dell’Emilia Romagna, nelle province di Modena e Ferrara. Nove giorni dopo un altro sisma, di grado 5,6 colpisce ancora le stesse zone, con epicentro vicino a Mirandola, ma con interessate molte città e paesi anche in provincia di Bologna e con un totale di 21 vittime, oltre a danni ad abitazioni, chiese e capannoni industriali.

Alcune zone al confine tra il Molise e la Puglia furono colpite da un terremoto di grado 5,8 alle 11:32 del 31 ottobre 2002. A questa scossa ne seguono altre, vicinissime, e procurano la morte di 27 scolari e di una maestra, rimasti vittime del crollo di una scuola nella località di San Giuliano di Puglia. In totale i feriti furono un centinaio, mentre 3mila furono gli sfollati.

La storia di Palazzo Montecitorio

Tutti gli Italiani hanno ben presente l’aspetto di Palazzo Montecitorio, dal momento che la nostra televisione ci fa vedere le sue immagini quasi ogni giorno.

Molto pochi sono invece quelli che conoscono la storia di questo edificio divenuto il simbolo della nostra Repubblica.

palazzo montecitorio foto

Prima di diventare il luogo in cui ha sede la Camera dei Deputati e in cui si svolge l’aatività legislativa del nostro Paese, il palazzo doveva essere un residenza privata. La sua storia comincia quando all’alba del XVII secolo l’allora Papa Innocenzo X ingaggia il celebre e controverso Gian Lorenzo Bernini per progettare una casa per l’allora emergente famiglia Ludovisi, da poco trasferitasi nella Capitale.

Come luogo di edificazione viene scelta una piccola altura, l’antica area romana del Campo Marzio sul Quirinale. Il palazzo probabilmente trae il nome da Mons citatorius, in quanto si ritiene che i romani in quella stessa zona svolgessero le elezioni.

Bernini decise di dar sfogo alla sua creatività e costruì una facciata lievemente curva, sulla quale si possono individuare foglioline e rametti. A un certo punto, tuttavia, i lavori di realizzazione del palazzo cominciarono a rallentare a causa di un litigio furibondo tra il principe Ludovisi e il Papa.

I due infatti erano imparentati dal momento che Ludovisi aveva sposato la cognata di Innocenzo X.

Quando il rappresentante della famiglia morì, i lavori si interruppero completamente e ripresero solamente vent’anni dopo. Intanto anche Gian Lorenzo Bernini era passato a miglior vita, così come Innocenzo X, e i lavori vennero affidati a Carlo Fontana che era riuscito a convincere il nuovo Papa Innocenzo XII a utilizzare Montecitorio per inserirvi la Curia Pontificia e il dazio.

Il progetto del Bernini venne mantenuto dal suo successore, che apprezzo sicuramente il modo in cui il palazzo si fonde perfettamente con l’ambiente e i monumenti che lo circondano.

Egli quindi conservò la facciata, aggiungendo unicamente due porte laterali, la vela e il campanile. Il palazzo fu inaugurato finalmente nel 1696 e, oltre a ospitare la Curia pontificia e i tribunali ecclesiastici, divenne anche sede del Governatorato di Roma e della polizia.

Cominciò, dunque fin da allora, a svolgere un ruolo fondamentale nell’amministrazione della città. Inoltre originariamente il denaro ricavato dalle attività come il dazio doveva essere per volere del Papa, devoluto all’ospedale degli invalidi.

Per questa ragione sulla facciata è presente ancora un bassorilievo (che originariamente era centrale) che ci ricorda di questa funzione originaria dell’edificio. Montecitorio resta allora per più di un secolo e mezzo appannaggio del Papa.

Quando però nel periodo risorgimentale anche la Chiesa deve cedere all’avanzata del Nuovo Regno d’Italia; quando cioè il Paese viene unificato sotto il vessillo dei Savoia, la sorte, o meglio la funzione, di questo palazzo barocco cambia.

Montecitorio, infatti, viene scelto per diventare la sede della Camera dei Deputati e la sua struttura comincia a essere ampliata e modificata, fino a diventare quale noi oggi la vediamo.

Il primo intervento, a dire il vero, fu a dir poco fallimentare: l’aula era stata costruita nel cortile interno utilizzando una intelaiatura in ferro ricoperta con una struttura in legno. Dopo qualche tempo fu dichiarata pericolante e abbattuta.

Mentre si progettava la nuova aula a Ernesto Basile venne affidato il compito di ampliare la struttura e costruire un nuovo palazzo alle spalle di quello originale. Oltre a questo architetto fautore della prima stagione liberty italiana, vennero ingaggiati molti altri artisti, scultori, orafi famosi allo scopo di decorare e arricchire il palazzo, rendendolo idoneo alla sua alta funzione.

Tra questi ricordiamo Davide Calandra autore del famoso scranno di bronzo posizionato alle spalle del presidente, e Giovanni Beltrami artefice del cosiddetto Velario: uno straordinario lucernario a ventaglio.

Melania Trump: chi è la nuova first lady americana?

Negli ultimi giorni non si è fatto altro che parlare dell’elezione di Donald Trump, un grande magnate americano, come Presidente degli stati Uniti d’America. Trump, non certo famoso per la sua sobrietà e per il suo amore per il politically correct, siederà presto nello Studio Ovale della Casa Bianca di Washington, e come tutti i presidenti che si rispettino deve essere accompagnato da una bella ed aitante First Lady.

Questa fortuna è toccata alla sua terza moglie, Melania, una ex showgirl davvero mozzafiato, destinata a diventare un’icona e un punto di riferimento per l’America. Ma chi è davvero Melania Trump?

melania trumpMelania Knavs ha 46 anni ed è nata in Slovenia, un paese dei Balcani che confina con l’Italia. La stessa First Lady ha definito la sua terra natale come un paese bellissimo e pieno di fascino, che le ha dato i natali quando ancora era sotto la dittatura sovietica del generale Tito. Il suo cognome è stato poi germanizzato in Knauss, ma ormai Melania è naturalizzata americana e possiede la cittadinanza statunitense da 10 anni.

Già durante la sua infanzia in Slovenia, la piccola Melania mostrava un carattere autoritario e sbarazzino, molto sicuro di sé: così la vediamo ritratta in una foto degli anni Settanta, nella quale Melania sfila insieme ad altre bambine per mostrare i capi tessili prodotti dalla fabbrica dove sua mamma era impiegata.

Melania Knauss insegue il suo sogno di diventare modella, che la porta a valicare l’Oceano negli anni Novanta, cercando fortuna negli Stati Uniti.
Proprio sul finire degli anni Novanta, precisamente nel 1998, Melania conosce Donald Trump, già reduce di due matrimoni falliti e magnate dell’industria americana. È amore a prima vista, tanto che i due non hanno nessun timore a mostrarsi in pubblico fin dalle prime avvisaglie della loro storia.

Nel 1999 Melania ha anche l’occasione di posare, ancora come modella per una prestigiosa rivista di Miami, intitolata “Oceandrive”.La storia

tra Melania e Donald, che poteva sembrare una liaison passeggera tra un uomo molto facoltoso e una modella bellissima, si fa subito importante e dura per molti anni prima di convolare a nozze, a testimonianza del fatto che il legame era basato sin da subito su fondamenta importanti e solide, che avevano bisogno di tempo per maturare. I due si sono uniti in matrimonio soltanto nel 2005.
Melania è sempre stata una donna estremamente raffinata ed anche molto colta, dal momento che conosce ben cinque lingue: lo sloveno e l’inglese, ovviamente, ma anche il serbo, il tedesco e francese.

La sua partecipazione come supporto al marito durante la corsa alle elezioni presidenziali è stata molto discreta e mai banale, tenendo un profilo basso, sobrio ed elegante e cercando di apparire, prima ancora che come donna e come moglie, soprattutto come mamma. La coppia, infatti, ha un figlio, Barron: il ragazzo è ancora piccolo, ma non ancora così tanto da non comprendere le grandi responsabilità che aspettano i suoi genitori nei prossimi anni.

I rapporti di Melania con i figli che Donald ha avuto da precedenti matrimoni sono sicuramente buoni e distesi, e questo si è potuto evincere anche in campagna elettorale, dove Melania ha più volte fatto apparizioni al fianco di Ivanka o di Donald Junior.

Alcune curiosità seguono la figura di questa top model ora divenuta First Lady, che già nei primissimi giorni ha fatto molto parlare di sé.
Intanto Melania è la prima First Lady ad aver posato nuda, per via delle sue copertine provocanti non solo di “Oceandrive”, ma anche di “GQ” e “Vogue America”, altre due riviste di moda molto prestigiose negli Stati Uniti.

I Trump sono molto legati ai Clinton nonostante la fiera battaglia elettorale che Donald e Hillary Clinton si sono dati a vicenda nel corso del 2016: questo è il motivo per cui ormai 15 anni fa, Melania e Donald vollero Hillary e Bill al proprio matrimonio tenutosi nella loro splendida villa in Florida.

Muore Umberto Veronesi: chi era questo grande oncologo?

Umberto Veronesi, grande oncologo, ha rivestito una figura molto importante nella lotta contro il tumore e in tutto il settore della scienza internazionale. Le sue idee sono state una rivoluzione nel campo oncologico e nel 2003 è stata creata una Fondazione che porta il suo nome. Purtroppo, Umberto Veronesi è morto l’8 novembre di quest’anno pochi giorni prima che compisse 91 anni, lasciando un’impronta significativa nel mondo della scienza.

umberto veronesi

È nato il 28 novembre dell’anno 1925 nella città di Milano. Dopo aver deciso d’intraprendere gli studi sulla medicina, sceglie di dedicare la sua vita all’analisi della cura del cancro. A quei tempi la malattia in questione era praticamente incurabile. Le grandi ricerche effettuate da Veronesi hanno portato negli anni, il raggiungimento d’importanti traguardi.
Dopo essersi laureato decide di intraprendere delle esperienze in altri Stati, come la Gran Bretagna e la Francia. In seguito, nel 1951, entra, in vesti di volontario, all’interno dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, di cui nel 1976 diventa il Direttore Scientifico. Nel 1991 fonda l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e ne diventa il Direttore per circa un decennio. Nel corso degli anni a venire, Umberto Veronesi entra a pieno nella Repubblica Italiana rivestendo ruoli importanti, come quello del Ministro della Sanità e di Senatore del Parlamento Italiano.
Allo scopo di prolungare le ricerche scientifiche, l’oncologo decide nell’anno 2003 di creare la Fondazione Umberto Veronesi. Con questa istituzione, Veronesi affronta delle tematiche molto forti, come quelle riguardanti i diritti umani e la pace.

Il suo lavoro nel mondo della scienza è stato premiato con quattordici lauree Honoris-Causa, tra cui cinque le sono state assegnate in Italia. Oltre a queste, sono tanti i premi a lui conferiti. Ricordiamo, ad esempio, nell’anno 2003 il King Faisal International Prize Award datogli dall’Arabia Saudita. I suoi studi e il suo interesse hanno dato delle dimostrazioni nel campo dei tumori femminili, in particolare in quello del seno. Ha, infatti, creato la tecnica rivoluzionaria chiamata quadrantectomia. Questa evita l’asportazione totale della mammella.

Veronesi, grande nemico del fumo, ha sempre dichiarato di essere un forte sostenitore di uno stile di vita sano e dell’alimentazione corretta. L’oncologo è stato, infatti, un vegetariano. Ha sempre espresso il suo desiderio di riduzione del consumo di carne in tutto il mondo, che andrebbe a tutelare sia la salute che l’ambiente in generale.
Tra i suoi hobby preferiti vi era il canottaggio. Amava molto immergersi all’interno delle poesie di Majakovskij e dei film di Federico Fellini.

Ha preso parte a importanti dibattiti che riguardano l’intera società umanitaria. In particolare, ricordiamo che Umberto Veronesi ha dimostrato di essere a favore del diritto dell’eutanasia, del disarmo e delle unioni civili tra persone dello stesso sesso. E allo stesso tempo l’oncologo è stato anche contro l’uso di droghe e contro la pena di morte.

Durante il corso della sua carriera ha anche scritto vari libri, tra cui ricordiamo: Una carezza per guarire. La nuova medicina tra scienza e coscienza, dell’anno 2005; Essere Laico, scritto nel 2007; L’ombra e la luce, del 2008; Scienza e Pace, del 2011; e infine, Il primo giorno senza cancro, scritto nell’anno 2012. In tutto i lavoro scientifici da lui pubblicati sono 800 e i trattati di oncologia 12. Nell’anno 1970 ha fondato il Gruppo Internazionale sul Melanoma e solo 12 anni dopo per opera è nata la Scuola Europea di Oncologia.
Tanti sono stati i suoi interventi nelle organizzazioni savranazionali, come nella Federation of European Cancer Societies.

Umberto Veronesi è stato, dunque, il simbolo della scienza internazionale. Ha vissuto la sua vita lottando per oguno di noi, mettendo al centro di tutto il bene comune.